.... CAPPELLA ADORAZIONE PERPETUA ...  GIARDINO DELLA MISERICORDIA ...   OASI MADONNA DEL SORRISO ...
ORARI SS. MESSE: FERIALI 09:00 - 18:00      FESTIVI 09:00 - 10:30 - 12:00 - 18:00

           OGNI GIORNO UNA RIFLESSIONE SULLA PAROLA DI DIO, A CURA DI P. TONINO

                                                                                                                                                                                                                              
1) Invoca lo Spirito Santo perché possa aprire il tuo cuore alla comprensione della Parola.
2) Leggi attentamente il brano del Vangelo Dal Vangelo di Matteo: (Mt 1, 18-24): “Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
3) Rileggilo più volte per interiorizzare ogni Parola
4) Adesso fai silenzio perché Gesù possa parlare al tuo cuore.
5) Rifletti: Giunti alle porte del Santo Natale, la liturgia della IV domenica di Avvento propone la figura di Giuseppe, colui che ci invita a tenere il cuore aperto alla Parola del Signore quando sperimentiamo il tormento di una decisione da prendere. Il Vangelo ci presenta il racconto complementare dell'Annunciazione alla Vergine Maria, ma dal punto di vista del suo sposo Giuseppe. La sua presenza non è affatto secondaria nella storia della salvezza, perché tutta la vita nascosta di Gesù, trascorsa a Nazareth, sarà affidata alla custodia paterna ed amorevole di Giuseppe “ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore”. Il sogno è un dono del Signore che manda il suo angelo a parlare al cuore. Giuseppe ascolta: non controbatte, non si mette a discutere, non avanza nemmeno richieste, legittime, di spiegazioni o assicurazioni. Ascolta e basta. È un uomo di fede, Giuseppe, abituato a mettersi nelle mani di Dio, senza esigere di capire ogni cosa, pronto ad assumere il ruolo che gli è stato assegnato. È un uomo giusto, Giuseppe, un uomo disponibile, capace di far posto ad un Dio che manda all’aria i disegni degli uomini. È un uomo di poche parole perché quel che conta sono i fatti. Giuseppe è l'uomo dell'ascolto, tanto che il Vangelo non ci trasmette neppure una sua parola, come a sottolinearne l’obbedienza. L'ascolto è iniziare da qualcosa di molto umile: accettare le parole di un altro, farle mie, non discutere all'infinito sulle ragioni. Giuseppe sceglie di essere umile. Non basta non fare il male. Non basta nemmeno essere giusti. Bisogna volere bene, amare, fare nostro quello che non viene da noi. È il miracolo dell'amore. È l'amore che ci è chiesto per Natale perché nasca qualcosa di nuovo nel nostro cuore e nel mondo. Tutti siamo chiamati a lasciare spazio all'azione di Dio nella nostra vita. Quel Dio, che ha chiamato Maria e Giuseppe a collaborare all'incarnazione del Figlio dell'uomo nel cuore dell'umanità, ora chiama ciascuno di noi a dire il suo sì per collaborare al piano salvifico. Chi non accoglie la chiamata, il Natale sarà per lui una festa come tante, in famiglia o altrove, ricca di pietanze o di doni sotto l'albero, ma senza quella luce che illumina la notte. Quanti, invece, come Giuseppe, destatisi dal sonno, fanno quanto il Signore chiede, sentiranno il Bambino nascere e crescere in loro e il Natale avrà, allora, un sapore diverso. “non temere di prendere con te Maria, tua sposa”. Giuseppe e Maria sono per noi esempio concreto per come vivere seriamente il nostro Avvento. Dio attraverso la quotidianità della vita conduce alla sua santità quanti si appoggiano in Lui e da Lui si aspettano la salvezza per mezzo del Figlio suo Gesù. Nel Vangelo di Luca l'annuncio è portato a Maria, nel Vangelo di Matteo l'angelo parla a Giuseppe. Se sovrapponiamo i due Vangeli, scopriamo non una contraddizione ma una dilatazione: l'annuncio è fatto alla coppia, è rivolto allo sposo e alla sposa insieme, al giusto e alla vergine che si amano. Dentro ogni coppia Dio è all'opera: cerca il doppio sì dell'uomo e della donna, senza il cui coraggio neanche Dio avrebbe dei figli sulla terra. - Ogni amore vero deve varcare la soglia dal possedere al proteggere: amare significa dare e mai prendere, amare per primo, in perdita, senza far conti, come hanno fatto Giuseppe e Maria. Chiediamo a Gesù di sperimentare l’amore vero.
6) Prega: Trasforma in propositi e in preghiera le riflessioni che lo Spirito ti ha suggerito. Donaci, Signore Gesù, la stessa fede di Giuseppe, che accetta di fare la sua parte senza capire e prevedere le strade inedite che il Padre ha scelto. Donaci, Signore Gesù, la stessa discrezione di Giuseppe pronto a proteggere Maria da situazioni incresciose e disagiate. Donaci, Signore Gesù, la stessa determinazione di Giuseppe, pronto a rispondere coi fatti, senza tante parole, alle richieste di Dio. Donaci Signore di vivere il nostro Natale nella pace e nell’amore nelle nostre famiglie e con gli altri. Amen!
Impegno: Quante cose ci dice Giuseppe, quanti suggerimenti ci dà, uomo abituato alle poche parole e a stare in disparte e che pure è stato scelto come tutore e custode di Dio. Chiediamo il coraggio di essere fedeli alla nostra vocazione di uomini e di credenti.
LUNEDI' 01 DICEMBRE 2025 Prima settimana di Avvento
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 8,5-11)
In quel tempo, entrato Gesù in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò».
Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».

MARTEDI' 02 DICEMBRE
Prima settimana di Avvento.
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,21-24)
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono»..

ASCOLTA LA RIFLESSIONE DI P. TONINO


MERCOLEDI' 03 DICEMBRE
Prima settimana di Avvento.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,29-37)
In quel tempo, Gesù giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d’Israele.
Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?».
Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene.


ASCOLTA LA RIFLESSIONE DI P. TONINO

GIOVEDI' 04 DICEMBRE
Prima settimana di Avvento
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,21.24-27) 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
ASCOLTA LA RIFLESSIONE DI P. TONINO       


VENERDI' O5 DICEMBRE
Prima settimana di Avvento
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,27-31) 
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
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SABATO 06 DICEMBRE
Prima settimana di Avvento
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9,35-10,1.6-8)
In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!».
Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».


DOMENICA 07 DICEMBRE
Seconda Domenica di Avvento - Anno A
1)  Invoca lo Spirito Santo perché possa aprire il tuo cuore alla comprensione della Parola.
2)  Leggi attentamente il brano del Vangelo
Dal Vangelo di Matteo: (Mt 3, 1-12): “In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
3) Rileggilo più volte per interiorizzare ogni Parola
4) Adesso fai silenzio perché Gesù possa parlare al tuo cuore.
5) Rifletti: In questa II domenica di Avvento meditiamo sulla predicazione di Giovanni Battista. Egli è colui che prepara la visita del Signore, è il messaggero che deve preparare la via, che deve portare un messaggio. “In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!»” Dalle parole del Battista si coglie subito un urgente appello alla conversione, caratteristico del tempo di Avvento. A Gerusalemme circola la voce che il Messia è nato. La domanda che tutti si fanno è: “Che sia Giovanni il Battista il nostro re tanto atteso?”. Il Battista predica: «Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino». Dio è vicino, ecco la prima buona notizia.  Convertitevi! Più che un ordine è un’opportunità: è la rivelazione che nella vita il cambiamento è possibile, nessuna situazione è senza uscita, serve solo coraggio.
Ma cos’è la conversione? Pregare di più? Essere un po’ più buoni e un po’ più bravi? Letteralmente significa “cambiar testa”. Giovanni non invita solo a una revisione dei gesti e degli atteggiamenti, ma va più in profondità. È la nostra “testa” che ha bisogno di conversione, cioè il nostro modo di stare davanti a Dio, da cui deriva il nostro rapporto con le cose, con noi stessi e con gli altri. Giovanni ricorda che nessuno può sentirsi a posto, convertito una volta per tutte. La conversione è un cammino, fatta di cadute e ripartenze. La chiesa non è un’azienda che eroga servizi per salvarsi l’anima, ma è una comunità di persone che si scoprono peccatori e bisognosi d’essere convertiti ogni giorno dal suo amore che perdona e rimette a nuovo anche il peccatore più incallito.
Come segno di questo cambiamento, il Battista chiedeva il battesimo. I sadducei e i farisei vanno dal Battista: credono di partecipare a uno dei tanti riti di purificazione imposti dalla religione per permettere una migliore relazione con Dio. Ma il battesimo di Giovanni non è così, è un segno visibile di un coinvolgimento personale, di una messa in gioco. Il Battista li investe con parole di fuoco: «Razza di vipere… la scure è già posta alla radice degli alberi… ogni albero che non produce frutti viene tagliato… brucerà la paglia con fuoco inestinguibile». Farisei e sadducei non si convertiranno mai.
Farisei e sadducei erano i rappresentanti ufficiali del culto, ostentavano un’osservanza integerrima della morale prescritta dalla Legge: Giovanni sospetta che il loro accostarsi al battesimo sia solo esteriore, senza un autentico atteggiamento interiore. I farisei e i sadducei dicevano: «Abbiamo Abramo per padre». Come a dire: Siamo cristiani da generazioni, siamo battezzati, la domenica andiamo a Messa, i nostri figli li mandiamo a catechismo. È un Dio che non lascia segno, non interferisce con la vita. Il Dio di Gesù di Nazareth è Amore: non si può più vivere senza di Lui. Non è un obbligo, una costrizione, una regola, è un’esigenza del cuore. La fede non è questione di dovere, di regole, è questione di amore. Che cosa ha impedito ai farisei e ai sadducei di credere? L’idea di Dio che si erano fatta, non hanno avuto il coraggio di perdere la loro idea di Dio e così hanno perso davvero Dio; anzi l’hanno crocifisso.
Il volto di Dio svelato da Gesù sarà così diverso da quello immaginato che lo stesso Giovanni farà fatica a riconoscerlo. Anche lui, nonostante penitenze e austerità, dovrà convertirsi.Convertiamoci e crediamo davvero che Dio può riaprire il nostro cuore alla speranza, può insegnarci nuovamente a credere nell’impossibile, può curare i cuori feriti e insegnar loro nuovamente ad amare, può farci sognare nuovamente il futuro anche dopo tremende delusioni.
Convertiamoci a Dio: lui sta spalancando vie nuove nei deserti delle nostre vite.
6) Prega: Trasforma in propositi e in preghiera le riflessioni che lo Spirito ti ha suggerito.
Signore aiutaci ad alimentare nei nostri cuori il desiderio di conversione per essere annunciatori credibili del tuo regno di giustizia e di pace. Amen!
 Impegno: Il tempo di Avvento è un'occasione da non sprecare per scoprire il vero volto di Dio; un'occasione per stare, anche oggi, nel nostro deserto, rientrare in noi stessi, per cambiare mentalità, e così aprirci a colui che deve venire ed essere strumenti d'amore.
LUNEDI' 08 DICEMBRE
SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE
1)  Invoca lo Spirito Santo perché possa aprire il tuo cuore alla comprensione della Parola.
2)  Leggi attentamente il brano del Vangelo
Dal Vangelo di LUCA: (Lc 1, 26-38): “In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei”.
3) Rileggilo più volte per interiorizzare ogni Parola
4) Adesso fai silenzio perché Gesù possa parlare al tuo cuore.
5) Rifletti: In questo tempo di Avvento, celebriamo la solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Del Vangelo di oggi vogliamo cogliere un passaggio importante: le iniziative belle vengono da Dio e non da noi, e quando ci apriamo a Lui si compie l'impossibile anche in noi!
“La vergine si chiamava Maria”. Maria è, dopo Gesù, il capolavoro della creazione, colei che perfettamente reca in sé l’impronta stupenda del Creatore. Maria ha anticipato e reso visibile ciò che Dio vuole fare con tutti gli uomini cioè la certezza che la vita nuova è possibile, se abbiamo il coraggio di affidarci alla Parola di Dio e non agli ambigui valori di questo mondo. Il SI di Maria nasce dalla fiducia incrollabile che ha nel suo Signore. La Vergine mette da parte la vita che aveva scelto per sé stessa e si lascia guidare dal vento dello Spirito, là dove il Signore vuole, per il bene dell'umanità. E in questo volontario cedere alla volontà di Dio che ogni sofferenza, ogni ostacolo si trasformano in gioia e la sua anima magnifica il Signore. Tutti noi siamo chiamati alla stessa vocazione, alla stessa libertà, alla stessa fecondità spirituale, ad un'unica condizione, quella di saper dire con Maria: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». Se questo è il messaggio che ci viene oggi dalla Vergine Maria, se a tutti Dio offre e rende possibile la salvezza, la nostra vita di credenti acquista un grande senso: i nostri gesti, anche quelli in apparenza insignificanti, se entrano in sintonia con la Parola di Dio, diventano capaci di costruire il futuro del regno di Dio. La storia di Maria è anche la nostra storia. L'angelo Gabriele entrò da lei. È bello pensare che Dio ti sfiora, ti tocca nella tua vita quotidiana, nella tua casa. Lo fa in un giorno di festa, nel tempo delle lacrime oppure quando dici a chi ami le parole più belle che sai. Ancora l'angelo è inviato nelle nostre case e ci dice: rallegrati, sei pieno di grazia! Dio è dentro di te e ti colma la vita di vita. La bellezza della vita di Maria ci aiuti a sentire l'attrattiva di questo nostro impegno di fedeltà a Dio.
6) Prega: Trasforma in propositi e in preghiera le riflessioni che lo Spirito ti ha suggerito.
Grazie Signore, per averci donato Maria come compagna di cammino, come immagine affascinante
della nostra divina chiamata alla santità. In Maria hai operato meraviglie. In Maria hai fatto tutto per grazia e lo hai compiuto pienamente quando lei ha detto il suo sì. Anche in noi vuoi operare queste meraviglie. Dona anche a noi, Signore, di pronunciare quel SI quotidiano che trasforma e rallegra la nostra esistenza. Amen!
Impegno: Rispecchiamoci e uniamoci a Maria pregandola con il Santo Rosario, la più potente arma contro il maligno.

MARTEDI' 09 DICEMBRE
                  Seconda settimana di Avvento - Anno A TEMPO ORDINARIO
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,12-14) 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

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MERCOLEDI' 10 DICEMBRE
Seconda settimana di Avvento - Anno A
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,28-30) 
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

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GIOVEDI' 11 DICEMBRE
Seconda settimana di Avvento - Anno A
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,11-15)
 In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell'Elìa che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

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VENERDI' 12 DICEMBRE
Seconda settimana di Avvento - Anno A
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,16-19)
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
"Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamenti e non vi siete battuti il petto!".
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: "È indemoniato". È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: "Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori".
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

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SABATO 13  DICEMBRE
Seconda settimana di Avvento - Anno A
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 17,10-13)

Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

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DOMENICA 14 DICEMBRE
Terza Domenica di Avvento - Anno A
1)  Invoca lo Spirito Santo perché possa aprire il tuo cuore alla comprensione della Parola.
2)  Leggi attentamente il brano del Vangelo
Dal Vangelo di Matteo: (Mt 11, 2-11): “In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».”
3) Rileggilo più volte per interiorizzare ogni Parola
4) Adesso fai silenzio perché Gesù possa parlare al tuo cuore.
5) Rifletti: La liturgia di questa domenica è particolare. I paramenti in chiesa sono di colore rosaceo perché siamo giunti a quella che nell'anno liturgico viene denominata la "domenica del gaudete". Se da un lato ci viene chiesto un po' di tirare un sospiro di sollievo nel cammino d'Avvento, per l'approssimarsi del Natale, dall'altro lato ogni sosta ci chiede di affinare anche l'impegno per arrivare pronti all'appuntamento di un Dio che ci ricorda che si è fatto carne per incontrare l'uomo.
«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Ecco l'interrogativo angoscioso dello stesso Giovanni, e, oggi, dell'uomo che rimane vittima delle sue attese sbagliate. La realtà non coincide con il nostro istinto e il nostro desiderio. Lo smarrimento di Giovanni è anche il nostro smarrimento. Dopo duemila anni di Vangelo non è difficile accorgersi che le promesse non sono state mantenute, che i miti non hanno ereditato la terra, che Dio non ha reso ai suoi fedeli "pronta giustizia", come Gesù, aveva assicurato. Ora, un Dio che non mantiene le sue promesse, che non si comporta secondo le nostre ragionevoli previsioni, che non ascolta i nostri suggerimenti, cioè le nostre preghiere, che non sta alle nostre abitudini è davvero un Dio difficile. È la grande tentazione del credente. Invece, bisogna imparare ad accogliere un Dio diverso dai nostri schemi. Gesù non elimina il male, si mette con amore vicino a chi è vittima del male e vuole che accanto ad ogni sofferenza ci sia un gesto di amicizia, di simpatia. L'Incarnazione è questo capovolgimento delle nostre immagini di Dio. Ci rivela un Dio diverso da quello che noi istintivamente attendiamo ma è l'immagine vera del nostro Dio. Accogliere questo mistero è l'unica via sulla quale noi possiamo incontrare Dio nel nostro mondo, segnato dalla sconfitta e dalla sofferenza. Solo un Dio che condivide totalmente la nostra esperienza ci aiuta a dare un senso alla nostra vita.
“Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo.” Gesù non discute, non si perde in teorie. Non entra in polemica. Risponde con la cosa più potente che ha: la vita che rinasce attorno a lui. La lista di miracoli rievocata da Gesù non è, come si potrebbe pensare, la prova della sua divinità, che egli intenderebbe dare a chi dubita o non crede. È piuttosto il volto concreto del regno, non solo annunciato ma reso presente attraverso i segni dell'amore del Padre. È questo il mondo che Dio è pronto a donarci ma che tocca anche a noi costruire. Per Gesù questo progetto non appartiene solo al futuro, ma già è possibile nel presente, è già iniziato. Questa è la certezza che sta alla base di tutto e rende ragionevole e doveroso sperare. Se Dio è con noi non c'è più posto per la paura né per la rassegnazione. C'è spazio soltanto per la ripresa, il coraggio e la gioia. Rallegratevi nel Signore sempre. Ve lo ripeto ancora: rallegratevi... è un invito pressante alla gioia quello della III domenica di Avvento: è la gioia di chi sente avvicinarsi il Signore. La gioia dell’attesa, la gioia trepidante di chi sa sta per arrivare quel Qualcuno che è il tutto della sua vita.
- Come vivo il tempo di attesa dell’Avvento? Riesco a far intravedere con i miei gesti e le mie parole la gioia dell’attesa?  
6) Prega: Trasforma in propositi e in preghiera le riflessioni che lo Spirito ti ha suggerito.
Sconfiggi la paura, Signore, che ci occupa e ci trasforma in poveri di gioia e di speranza, che ci chiude in casa, isolandoci gli uni dagli altri, che ci prende nel pensarci fuori dalle mode correnti. Donaci il coraggio di parlare di te, di testimoniare te, perché in fondo alla strada, ci sei sempre tu ad aspettarci. Amen!
Impegno: “Lo vogliamo o no, Egli verrà. Verrà quando non lo aspetti. Se ti troverà pronto, non ti nuocerà il fatto di non averne conosciuto in anticipo il momento esatto”. (S. Agostino) Impegniamoci a farci trovare pronti.



LUNEDI' 15 DICEMBRE
TERZA SETTIMANA DI AVVENTO - ANNO A
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 21,23-27) 
In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?».
Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».
Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

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MARTEDI' 16 DICEMBRE
TERZA SETTIMANA DI AVVENTO - ANNO

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21,28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».


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MERCOLEDI' 17 DICEMBRE
TERZA SETTIMANA DI AVVENTO - ANNO A
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 1,1-17

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Àcaz, Àcaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
In tal modo, tutte le generazioni da Abramo a Davide sono quattordici, da Davide fino alla deportazione in Babilonia quattordici, dalla deportazione in Babilonia a Cristo quattordici.

GIOVEDI' 18 DICEMBRE
TERZA SETTIMANA DI AVVENTO - ANNO A
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 1,18-24

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

VENERDI' 19 DICEMBRE
TERZA SETTIMANA DI AVVENTO - ANNO A
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,5-25
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l'usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l'offerta dell'incenso.
Fuori, tutta l'assemblea del popolo stava pregando nell'ora dell'incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell'altare dell'incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d'Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elìa, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Zaccarìa disse all'angelo: «Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni». L'angelo gli rispose: «Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo».
Intanto il popolo stava in attesa di Zaccarìa, e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto.
Compiuti i giorni del suo servizio, tornò a casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì e si tenne nascosta per cinque mesi e diceva: «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui si è degnato di togliere la mia vergogna fra gli uomini».

SABATO 20 DICEMBRE
TERZA SETTIMANA DI AVVENTO - ANNO A
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 1,26-38

Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».
 A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.

DOMENICA 21 DICEMBRE
QUARTA DOMENICA DI AVVENTO - ANNO A
1)  Invoca lo Spirito Santo perché possa aprire il tuo cuore alla comprensione della Parola.
2)  Leggi attentamente il brano del Vangelo

Dal Vangelo di Matteo: (Mt 1, 18-24): “Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

3) Rileggilo più volte per interiorizzare ogni Parola
4) Adesso fai silenzio perché Gesù possa parlare al tuo cuore.

5) Rifletti: Giunti alle porte del Santo Natale, la liturgia della IV domenica di Avvento propone la figura di Giuseppe, colui che ci invita a tenere il cuore aperto alla Parola del Signore quando sperimentiamo il tormento di una decisione da prendere. Il Vangelo ci presenta il racconto complementare dell'Annunciazione alla Vergine Maria, ma dal punto di vista del suo sposo Giuseppe. La sua presenza non è affatto secondaria nella storia della salvezza, perché tutta la vita nascosta di Gesù, trascorsa a Nazareth, sarà affidata alla custodia paterna ed amorevole di Giuseppe
“ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore”.  Il sogno è un dono del Signore che manda il suo angelo a parlare al cuore. Giuseppe ascolta: non controbatte, non si mette a discutere, non avanza nemmeno richieste, legittime, di spiegazioni o assicurazioni. Ascolta e basta. È un uomo di fede, Giuseppe, abituato a mettersi nelle mani di Dio, senza esigere di capire ogni cosa, pronto ad assumere il ruolo che gli è stato assegnato. È un uomo giusto, Giuseppe, un uomo disponibile, capace di far posto ad un Dio che manda all’aria i disegni degli uomini. È un uomo di poche parole perché quel che conta sono i fatti. Giuseppe è l'uomo dell'ascolto, tanto che il Vangelo non ci trasmette neppure una sua parola, come a sottolinearne l’obbedienza. L'ascolto è iniziare da qualcosa di molto umile: accettare le parole di un altro, farle mie, non discutere all'infinito sulle ragioni. Giuseppe sceglie di essere umile. Non basta non fare il male. Non basta nemmeno essere giusti. Bisogna volere bene, amare, fare nostro quello che non viene da noi. È il miracolo dell'amore. È l'amore che ci è chiesto per Natale perché nasca qualcosa di nuovo nel nostro cuore e nel mondo. Tutti siamo chiamati a lasciare spazio all'azione di Dio nella nostra vita. Quel Dio, che ha chiamato Maria e Giuseppe a collaborare all'incarnazione del Figlio dell'uomo nel cuore dell'umanità, ora chiama ciascuno di noi a dire il suo sì per collaborare al piano salvifico. Chi non accoglie la chiamata, il Natale sarà per lui una festa come tante, in famiglia o altrove, ricca di pietanze o di doni sotto l'albero, ma senza quella luce che illumina la notte. Quanti, invece, come Giuseppe, destatisi dal sonno, fanno quanto il Signore chiede, sentiranno il Bambino nascere e crescere in loro e il Natale avrà, allora, un sapore diverso.
“non temere di prendere con te Maria, tua sposa”. Giuseppe e Maria sono per noi esempio concreto per come vivere seriamente il nostro Avvento. Dio attraverso la quotidianità della vita conduce alla sua santità quanti si appoggiano in Lui e da Lui si aspettano la salvezza per mezzo del Figlio suo Gesù. Nel Vangelo di Luca l'annuncio è portato a Maria, nel Vangelo di Matteo l'angelo parla a Giuseppe. Se sovrapponiamo i due Vangeli, scopriamo non una contraddizione ma una dilatazione: l'annuncio è fatto alla coppia, è rivolto allo sposo e alla sposa insieme, al giusto e alla vergine che si amano. Dentro ogni coppia Dio è all'opera: cerca il doppio sì dell'uomo e della donna, senza il cui coraggio neanche Dio avrebbe dei figli sulla terra.
- Ogni amore vero deve varcare la soglia dal possedere al proteggere: amare significa dare e mai prendere, amare per primo, in perdita, senza far conti, come hanno fatto Giuseppe e Maria. Chiediamo a Gesù di sperimentare l’amore vero.

6) Prega: Trasforma in propositi e in preghiera le riflessioni che lo Spirito ti ha suggerito.
Donaci, Signore Gesù, la stessa fede di Giuseppe, che accetta di fare la sua parte senza capire e prevedere le strade inedite che il Padre ha scelto. Donaci, Signore Gesù, la stessa discrezione di Giuseppe pronto a proteggere Maria da situazioni incresciose e disagiate. Donaci, Signore Gesù, la stessa determinazione di Giuseppe, pronto a rispondere coi fatti, senza tante parole, alle richieste di Dio. Donaci Signore di vivere il nostro Natale nella pace e nell’amore nelle nostre famiglie e con gli altri. Amen!

Impegno: Quante cose ci dice Giuseppe, quanti suggerimenti ci dà, uomo abituato alle poche parole e a stare in disparte e che pure è stato scelto come tutore e custode di Dio. Chiediamo il coraggio di essere fedeli alla nostra vocazione di uomini e di credenti.

  LEGGI LA RIFLESSIONE DI P. TONINO

LUNEDI' 22 DICEMBRE
Quarta settimana di Avvento
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,46-55) 
In quel tempo, Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno
beata.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».


MARTEDI' 23 DICEMBRE
Quarta settimana di Avvento
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,57-66)
In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c'è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.


MERCOLEDI' 24 DICEMBRE
Quarta settimana di Avvento
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,67-79) 
In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo:
«Benedetto il Signore, Dio d'Israele,
perché ha visitato e redento il suo popolo,
e ha suscitato per noi un Salvatore potente
nella casa di Davide, suo servo,
come aveva detto
per bocca dei suoi santi profeti d'un tempo:
salvezza dai nostri nemici,
e dalle mani di quanti ci odiano.
Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri
e si è ricordato della sua santa alleanza,
del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre,
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,
di servirlo senza timore, in santità e giustizia
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.
E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,
per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza
nella remissione dei suoi peccati.
Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio,
ci visiterà un sole che sorge dall'alto,
per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre
e nell'ombra di morte,
e dirigere i nostri passi
sulla via della pace».


GIOVEDI' 25 DICEMBRE
NATALE DI GESU' - ANNO A
1)  Invoca lo Spirito Santo perché possa aprire il tuo cuore alla comprensione della Parola.
2)  Leggi attentamente il brano del Vangelo

Dal Vangelo di Giovanni (1,1-5.9-14): “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.”

3) Rifletti: In questo giorno di Natale, la Chiesa ci affida lo splendido Prologo del Vangelo di Giovanni. Un testo che ci svela il cuore dell'amore vero: ci sono due modi di amare: uno è fare doni, l'altro è farsi dono. Ed è proprio questo che oggi celebriamo: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” abbiamo ricevuto un dono. Dio non rimane nei cieli, ma scende nella nostra umanità. Non parla da lontano, ma entra nella nostra storia, con i piedi sporchi di polvere e il cuore pieno d'amore. E lo fa non con la forza, ma con la fragilità di un bambino. Il Natale è proprio questo: Dio che si fa vicino, non in teoria, ma davvero. Non è uno sconosciuto: ha un volto, quello di Gesù e sceglie una piccola adolescente e un giovane carpentiere come genitori. Sceglie una città sconosciuta e una stalla. È così che Dio viene ad abitare tra gli uomini. Incredibile, ma Dio è così. Purtroppo ancora oggi come duemila anni fa, Gesù nasce solo per pochi, in mezzo a una strada, nell’indifferenza del mondo. La differenza la fa il nostro cuore. Solo quanti si aprono all'amore sono avvolti dalla luce del Natale. Così fu nella notte di Betlemme, e così è anche oggi. L'incarnazione del Figlio di Dio è un avvenimento che è accaduto nella storia, ma nello stesso tempo la oltrepassa. Nella notte del mondo si accende una luce nuova, che si lascia vedere dagli occhi semplici della fede, dal cuore mite e umile di chi attende il Salvatore.
Gesù è nato e continua a nascere nell’indifferenza dell’uomo. Eppure, da quel giorno in cui Dio ha varcato la soglia del tempo, tutto è cambiato, nulla è come prima. Il suo primo respiro ha segnato l’inizio della nostra era. Da quella notte il senso della storia ha cambiato direzione: non dobbiamo più sforzarci di raggiungere Dio perché è Lui che è venuto incontro. Allora come Maria e Giuseppe, contempliamo la tenerezza di questo Bambino, il Dio che si è fatto vicino a noi, e lasciamoci illuminare il cuore dalla luce che promana dal suo dolcissimo volto, dalla luce che brilla nella grotta di Betlemme.

Fermiamoci davanti al Bambino di Betlemme. Lasciamo che la tenerezza di Dio riscaldi il nostro cuore. Se vogliamo festeggiare davvero il Natale riscopriamo attraverso il presepe la sorpresa e lo stupore della piccolezza, la piccolezza di Dio, che si fa piccolo, non nasce nei fasti dell’apparenza, ma nella povertà di una stalla. Per incontrarlo bisogna raggiungerlo lì, dove Egli sta; occorre abbassarsi, farsi piccoli, lasciare ogni vanità, dove Lui è. E la preghiera è la via migliore per dire grazie di fronte a questo dono d’amore gratuito, dire grazie a Gesù che desidera entrare nelle nostre case, che desidera entrare nei nostri cuori. (Papa Francesco)
Buon compleanno Gesù
    
Auguri di buon Natale a tutti da P. Tonino




VENERDI' 26 DICEMBRE
Santo Stefano, primo martire
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 10,17-22
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

SABATO 27 DICEMBRE
San Giovanni, apostolo ed evangelista
Dal Vangelo secondo Giovanni
Gv 20,2-8 
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all'altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario -  che era stato sul suo capo - non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.


DOMENICA 28 DICEMBRE
FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA - ANNO A
LEGGI LA RIFLESSIONE DI P. TONINO
1) Invoca lo Spirito Santo perché possa aprire il tuo cuore alla comprensione della Parola.
2) Leggi attentamente il brano del Vangelo Dal Vangelo di Matteo: (Mt 2, 13-15.19-23): “I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo». Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio». Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno»”
3) Rileggilo più volte per interiorizzare ogni Parola
4) Adesso fai silenzio perché Gesù possa parlare al tuo cuore.
5) Rifletti: Il Vangelo di questa domenica della festa della Santa Famiglia di Nazareth racconta una famiglia in fuga, precaria, ma fortemente voluta da Dio. Dio entra nella storia non in modo astratto, ma dentro una famiglia concreta, fragile, esposta ma strutturata. Dio, per suo Figlio Gesù, non vuole solo una madre: vuole anche un padre. Maria incarna il principio della tenerezza, dell'accoglienza, della vita che nasce. Giuseppe incarna il principio di realtà: come racconta il Vangelo, è lui che affronta i pericoli, prende decisioni difficili, mette in salvo la famiglia, lavora, insegna a Gesù un mestiere, lo introduce nel mondo concreto. Giuseppe non è un'aggiunta opzionale, ma una figura di riferimento fondamentale per Gesù. La Santa Famiglia non è un modello ideologico da difendere, ma una scelta di Dio sull'umano. “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto”. La pagina evangelica sottolinea un aspetto importante della condizione terrena di Gesù: il maturare della sua persona avviene nel contesto difficile delle vicende umane, degli intrighi dei potenti, della persecuzione dei deboli. E il Signore Gesù vive il suo destino di uomo in questo contesto, sostenuto da una famiglia che ne aiuta il compimento. Questa è la vocazione della famiglia: sostenere, aiutare la crescita dei componenti nelle situazioni reali in cui sono chiamati a vivere, perché con queste situazioni dobbiamo confrontarci. Nella famiglia non tutto è idillio, pace, serenità: essa passa attraverso la sofferenza e le difficoltà dell’esilio e della persecuzione: attraverso le crisi per il lavoro, la separazione, l’emigrazione, la lontananza dei genitori. Nella santa Famiglia, come in ogni famiglia, vi sono gioie e sofferenze, dalla nascita all’infanzia, all’età adulta; in essa maturano avvenimenti lieti e tristi per ciascuno dei suoi membri. Nel Vangelo si sottolinea soprattutto l'unità della famiglia di Nazareth, sempre in ascolto della voce di Dio, l'angelo del Signore, che guida i suoi passi verso la salvezza. Giuseppe e Maria, custodi del piccolo Gesù, ci mostrano come il riscoprire insieme i valori della fede garantisca, anche nelle prove, la solidità di una famiglia costruita sulla roccia e non sulla sabbia. Mai come oggi, in un'epoca in cui altri valori, altri modelli stanno distruggendo l'unità della famiglia, è necessario riscoprire nell'esempio della Santa Famiglia la sacralità di un’istituzione che trova in Cristo l'unico Maestro, il legame profondo di ogni famiglia che si professa cristiana. L'unità è la strada per difendere la famiglia. Siamo di fronte a una famiglia unica, che cosa da essa si può cogliere di esemplare per le nostre famiglie, le quali, soprattutto oggi, vivono una situazione di crisi, contraddette come sono dalla cultura, dai comportamenti, dai modelli della vita odierna? C'è un messaggio per le nostre famiglie in questo brano del vangelo? Le gioie e le sofferenze sperimentate dalla famiglia di Nazaret sono umanissime, e quindi riguardano ogni forma di famiglia e di vita comune. Chiediamo a Gesù la grazia di poter vivere e sperimentare anche nelle nostre famiglie l’unione, l’amore, la stima, la condivisione, l’unità.
6) Prega: Trasforma in propositi e in preghiera le riflessioni che lo Spirito ti ha suggerito. Preghiera per la famiglia (di Giovanni Paolo II): Dio, dal quale proviene ogni paternità in cielo e in terra, Padre, che sei Amore e Vita, fa che ogni famiglia umana sulla terra diventi, mediante il tuo Figlio, Gesù Cristo, "nato da Donna", e mediante lo Spirito Santo, sorgente di divina carità, un vero santuario della vita e dell'amore per le generazioni che sempre si rinnovano. Fa' che la tua grazia guidi i pensieri e le pene dei coniugi verso il bene delle loro famiglie e di tutte le famiglie del mondo. Fa' che le giovani generazioni trovino nella famiglia un forte sostegno per la loro umanità e la loro crescita nella verità e nell'amore. Fa' che l'amore, rafforzato dalla grazia del sacramento del matrimonio, si dimostri più forte di ogni debolezza e di ogni crisi, attraverso le quali, a volte, passano le nostre famiglie. Fa' infine, te lo chiediamo per intercessione della Sacra Famiglia di Nazareth, che la Chiesa in mezzo a tutte le nazioni della terra possa compiere fruttuosamente la sua missione nella famiglia e mediante la famiglia. Tu che sei la Vita, la Verità e l'Amore, nell'unità del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


LUNEDI' 29 DICEMBRE
Quinto giorno fra l0ottava di Natale
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-35
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».




MARTEDI' 30 DICEMBRE
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2,36-40)
[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C'era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.



MERC OLEDI' 31 DICEMBRE 2025

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-18)
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

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