![]() L'ANGOLO DELLA SPIRITUALITA', A CURA DI P. TONINO |
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| 24 MAGGIO 2026 PENTECOSTE
ANNO A |
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| 1)
Invoca lo Spirito Santo perché possa aprire il tuo cuore alla
comprensione della Parola. 2) Leggi attentamente il brano del Vangelo Dal
Vangelo di Giovanni: (Gv 20, 19-23) “La sera di quel giorno, il primo
della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si
trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in
mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e
il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro
di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando
voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A
coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui
non perdonerete, non saranno perdonati»”
3) Rileggilo più volte per interiorizzare ogni Parola
4) Adesso fai silenzio perché Gesù possa parlare al tuo cuore.
5) Rifletti: Nel giorno di Pentecoste il Vangelo ci presenta i
discepoli chiusi nel cenacolo, bloccati dalla paura e dall’incertezza
“mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli”.
Eppure proprio lì, in quella situazione di fragilità, Gesù risorto
entra e dona la sua pace. Le porte serrate non fermano il Signore: Lui
entra lo stesso, non rimprovera, non giudica, ma porta la pace, mostra
le ferite e dona lo Spirito Santo.
Questo Vangelo parla anche alla nostra vita, ci ricorda che Dio non
aspetta momenti perfetti per incontrarci. Tante volte viviamo con
“porte chiuse”: paure, delusioni, stanchezze interiori, ferite che ci
impediscono di aprirci agli altri e a Dio. Ma Gesù non aspetta che
siamo perfetti o coraggiosi; viene proprio lì dove siamo fragili. La
sua prima parola è: «Pace a voi!». Non una pace superficiale, ma la
certezza che non siamo soli.
Gesù mostra le ferite delle mani e del fianco: il Risorto non cancella
il dolore vissuto, ma lo trasforma in amore donato. Anche le nostre
ferite, se affidate a Lui, possono diventare luogo di misericordia e di
incontro. Poi soffia sui discepoli e dona lo Spirito Santo. È un gesto
che richiama la creazione: Dio soffia vita nuova. Pentecoste è questo:
lasciarsi ricreare interiormente dallo Spirito, perché la paura diventi
fiducia, la chiusura diventi missione, il cuore spento ritrovi fuoco e
speranza. I discepoli passano dalla paura al coraggio, dal silenzio
alla testimonianza. Gesù mostra le sue ferite: sono il segno di un
amore che ha attraversato il dolore senza arrendersi. Anche noi
portiamo ferite interiori, ma con lo Spirito Santo esse possono
diventare luogo di misericordia e di rinascita.
“soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo”. Il dono del Risorto
è uno, ed è per tutti: lo Spirito Santo. Il Signore lo dona in tempi
duri, quando la fede in lui e nella sua potenza è messa brutalmente
alla prova dalla morte, quando la paura blocca il cuore di chi invece
dovrebbe raccontare, credere, attendere. Lo ha donato ai suoi nel
Cenacolo e lo continua a donare a noi ancora oggi. Credere che egli è
nei nostri cuori è cercare di percepire la sua presenza, è lasciarci
consolare da lui, ricreare da lui, è lasciar crescere in noi questi
bellissimi frutti dello Spirito Santo: l’amore, la gioia, la pace. La
Pentecoste continua ancora oggi, non è finita. Abbiamo bisogno dello
Spirito, per credere, per scoprire il volto di Dio, per capire le sue
vie e percorrerle, per far vibrare in noi la sua Parola che indica e
accompagna. Abbiamo bisogno dello Spirito per liberarci da noi stessi e
lasciarci abitare da Dio. È lui che ci insegna a chiamarlo Padre, a
scoprirne il volto di Padre, a rivolgerci a lui con fiducia. E allora
forse dovremmo imparare a renderlo più presente nella nostra vita,
molto di più di quanto non facciamo. Dovremmo invocarlo nelle scelte.
Dovremmo pregare in sua compagnia. Abbiamo bisogno, ci è indispensabile
invocare lo Spirito perché ci cambi il cuore, ce lo riempia, dia una
sveglia alla nostra fede. Non è tempo perso il tempo dedicato ad
invocarlo, a supplicarlo, a fargli vedere che lo aspettiamo.
• Lo Spirito Santo non toglie magicamente le
difficoltà, ma ci dona la forza di affrontarle con fede e con amore.
Quali porte del mio cuore sono ancora chiuse? Dove ho bisogno della
pace di Cristo?
6) Prega: Trasforma in propositi e in preghiera le riflessioni che lo Spirito ti ha suggerito.
Signore Gesù, entra anche nelle mie porte chiuse. Dona pace alle mie paure e luce alle mie ferite.
Soffia su di me il tuo Spirito Santo, perché io possa vivere con un
cuore libero, capace di amare, perdonare e testimoniare il tuo Vangelo.
Amen.
Impegno: Ogni giorno invocherò lo Spirito Santo prima di iniziare le
mie attività, chiedendo luce, pace e coraggio per vivere il Vangelo
nelle piccole scelte quotidiane.
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