![]() L'ANGOLO DELLA SPIRITUALITA', A CURA DI P. TONINO |
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| 12 APRILE 2026 II
DOMENICA DI PASQUA O DELLA DIVINA MISERICORDIA ANNO A |
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| 1)
Invoca lo Spirito Santo perché possa aprire il tuo cuore alla
comprensione della Parola. 2) Leggi attentamente il brano del Vangelo 3) Rileggilo più volte per interiorizzare ogni Parola 4) Adesso fai silenzio perché Gesù possa parlare al tuo cuore. 5) Rifletti: Siamo nella seconda domenica di Pasqua o della Divina Misericordia; occasione preziosa per riscoprire, contemplare e gustare l'infinta misericordia di Dio. I discepoli sono chiusi in casa. Non per prudenza, ma per paura dei giudei, paura di soffrire, paura di morire. Le porte chiuse del Vangelo non sono solo quelle di legno: rappresentano le nostre difese, i muri che costruiamo quando la vita ci ha feriti o quando ci sentiamo minacciati. Le nostre porte chiuse sono spesso quelle dello scoraggiamento, della rassegnazione, di un cuore che lentamente si irrigidisce e diventa incapace di gioire, di amare, di credere. Ma ecco che proprio in questa chiusura Gesù risorto si rende presente. “mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli”…“Venne Gesù, a porte chiuse”. La risurrezione non consiste nel passare attraverso delle porte di legno o delle mura, questa sarebbe magia. La risurrezione, invece, è la capacità nuova che ha adesso Gesù di raggiungerci nella nostra solitudine, nelle nostre paure, nelle nostre angosce, nella nostra disperazione, nelle nostre depressioni. Gesù ci raggiunge in queste chiusure non dicendoci prima di tutto delle parole, ma affidandosi interamente all’eloquenza di un gesto: ci mostra le sue mani, il suo fianco, i segni delle sue ferite, dei chiodi, della lancia. Questo gesto è la maniera più efficace che Dio ha trovato per consolarci e per dirci: «Quello che soffri lo conosco perché l’ho condiviso». La sofferenza che ti schiaccia, grazie a me è diventa sorgente di vita, di luce, di pace, di gioia, riapre le porte, abolisce i muri, ristabilisce la relazione con il Padre e con i fratelli. Questa è la risurrezione. Gesù non bussa, non rimprovera, non fa domande. Sta in mezzo e dice: «Pace a voi». La pace di Gesù non è solo un augurio, è un dono: è il dono di quella vera pace di cui Gesù è la sorgente. Pace che non è l'assenza dei problemi ma presenza di Qualcuno che ti fa sentire al sicuro anche dentro i problemi. Pace di qualcuno che ti ama e ti perdona prima ancora che tu possa rendertene conto. Proprio a quei discepoli, e attraverso di loro a noi, chiusi nelle loro paure, nei loro sensi di colpa e di inadeguatezza, Gesù va incontro e dice: "Pace". «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Tommaso, che non era con gli altri apostoli quando Gesù risorto è venuto per la prima volta nel Cenacolo, non vuole credere, mette delle condizioni, chiede di poter riconoscere il Signore dai segni della passione. In questo è ben ispirato: Gesù risorto lo si riconosce proprio dai segni della sua passione. La risurrezione infatti non ha abolito la passione. Al contrario, mette in luce la passione, mostrandone tutta l'efficacia e tutto il valore. Ci fa capire che la passione, che sembrava una sconfitta, in realtà è la vittoria dell'amore generoso. Gesù risorto viene incontro alle richieste di Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Egli ha bisogno di vedere ma non di toccare le ferite di Cristo: quando infatti il Risorto lo precede e smaschera con misericordia la sua debolezza, Tommaso, vistosi amato persino nella sua incredulità, fa cadere le sue difese e formula una straordinaria confessione di fede. A questo punto Tommaso accoglie nel suo cuore una fede veramente piena, perfetta, e dice a Gesù: «Mio Signore e mio Dio!». In tutto il Vangelo non c'è un'espressione di fede più forte di questa. E a lui Gesù riserva la sua ultima beatitudine, di cui anche noi siamo destinatari: “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” Questi beati siamo noi: non abbiamo visto, eppure crediamo. 6) Prega: Trasforma in propositi e in preghiera le riflessioni che lo Spirito ti ha suggerito. «Gesù, Tu sei appena morto e già una sorgente di vita è sgorgata per le anime. O sorgente di vita, incomprensibile misericordia di Dio, avvolgi il mondo intero e riversati su di noi. O Sangue ed Acqua che scaturisci dal Cuore di Gesù, come sorgente di misericordia per noi, confido in Te» (S. Faustina Kowalska). Impegno: Oggi scelgo di perdonare e di fidarmi e di ripetere durante la giornata “Gesù confido in te”. |
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